Sta per arrivare il Prosecco Rosé: le prime 10 cose da sapere

Prosecco Rosé

Se solo poche settimane fa un amico mi avesse detto di aver bevuto un calice di Prosecco Rosé la mia reazione più che di incredulità sarebbe stata di compassione.

“Il Prosecco Rosè? Non esiste!” – Corso Sommelier I° livello

Ma nella vita non c’è nulla di realmente certo (a parte una cosa che, scaramanticamente, evito di citare qui). E infatti, già in occasione dello scorso Vinitaly, tra i corridoi del padiglione Veneto si iniziava a mormorare che qualcosa stava cambiando anche all’interno della più conosciuta/bistrattata denominazione italiana.

Pochi giorni fa, infine, la notizia è arrivata ufficiale e sembra proprio che già con la vendemmia 2020 si potrà assaporare un nuovissimo Prosecco Rosé.

Curiosi di saperne di più per essere pronti a fare una bella figura con i vostri amici quando vi verrà proposto per la prima volta? Eccovi 10 curiosità facili facili da snocciolare alla prima occasione!

10 curiosità sul Prosecco Rosé

  1. Il colore rosa del Prosecco Rosé deriverà dall’uso di Pinot Nero, ammesso nella lavorazione in una percentuale tra il 10 e il 15%.
  2. Anche oggi – sono in pochi a saperlo – nel mix di uve ammesse alla produzione del Prosecco c’è il Pinot Nero. Ma il disciplinare, ossia il complesso libro delle regole a cui ogni produttore deve attenersi per ottenere la DOC, impediva la vinificazione in rosso. Quindi, fino a oggi, Pinot Noir sì, ma solo vinificato in bianco. Dal 2019 il pinot si potrà vinificare in rosso e di conseguenza si potrà ottenere un vino rosato.
  3. Per completezza, le uve ammesse nella produzione del Prosecco, oltre al Glera, sono: Verdiso, Bianchetta trevigiana, Perera, Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio e, come si è detto prima, anche il Pinot Nero.
  4. Come per tutti gli spumanti, anche per il Prosecco Rosé sarà ammesso il taglio, ossia l’assemblaggio di un vino bianco a uno rosso, prima della spumantizzazione vera e propria.
  5. Al momento, anche se alcuni produttori lo reclamerebbero, non sarà possibile usare alcun vitigno rosso autoctono nel mix del Prosecco Rosé. Neppure il Raboso, che pure si coltiva nella stessa area.
  6. L’idea del Consorzio di Tutela è quella di fare del Prosecco Rosé una punta di eccellenza del famoso vino spumante. E per questo verrà etichettato con l’indicazione del millesimo. Anche se per la verità nel mondo del Prosecco questo non è un elemento fortemente caratterizzante: i Prosecco sono di fatto tutti millesimati.
  7. Sempre il Consorzio stima per il 2019 una produzione complessiva del Prosecco pari a 480milioni di bottiglie (mica bruscolini). Di Champagne, tanto per fare un paragone azzardato, se ne producono più o meno 300milioni di bottiglie all’anno. Nell’idea del responsabili del Consorzio, la versione rosé dovrebbe dare un ulteriore impulso al mercato. Solo negli Stati Uniti, infatti, che sono il primo mercato estero per le bollicine venete, negli ultimi 4 anni il vino rosato ha visto un incremento di circa il 320% [fonte. Wine Monitor Nomisma].
  8. Non tutti i produttori di Prosecco sono felici della novità. Alcuni pensano che questa variazione sul tema possa creare confusione all’interno di una denominazione che ha già parecchi problemi di posizionamento.
  9. Va anche detto, però, che oggi buona parte dei produttori di Prosecco hanno già in catalogo una bollicina rosata. Questa novità potrebbe essere ideale per loro per qualificare meglio un vino che oggi sono costretti a vendere senza una fascetta, fuori dalla denominazione.
  10. Un vecchio adagio recitava: che se ne parli bene, che se ne parli male… L’importante è che se ne parli. E anche questa novità, va detto, contribuisce ad accendere i riflettori sul mondo del Prosecco. Anche questa è pubblicità!

Ultima curiosità sul Prosecco Rosé

Da una recente ricerca [fonte: Nomisma Wine Monitor] è emerso che il 74% dei consumatori americani pensa di aver già visto in commercio il Prosecco Rosé. E, cosa ancora più divertente, quasi la metà degli stessi intervistati ritiene addirittura di averlo assaggiato.

Detto questo, se pensate con tenerezza agli sprovveduti consumatori d’oltreoceano, non vi consolerà il fatto che anche un italiano su due, tra quelli intervistati per il sondaggio, è convinto della sua esistenza.