Sicilia, vino buono da uve di qualità

Sicilia, Cantine Pellegrino

In Sicilia si fa vino dall’epoca dei Fenici e oggi, con oltre 140mila ettari, è la regione italiana con la massima estensione di vigne in Italia.

Gran parte delle vigne sono sulla punta nord-ovest dell’isola, in provincia di Trapani. Ma abbondano anche sul lato opposto, con filari che si arrampicano fino a grandi altezze lungo le pendici dell’Etna.

Anzi, in questi ultimi anni, sono proprio i vini che provengono dalle pendici del vulcano a riscuotere i maggiori successi internazionali.

Nonostante questa grande presenza, però, fino a un passato recente il vino siciliano era quasi ignorato dagli appassionati. Un paradosso che si spiega con la tendenza a produrre grandi quantità di vini da taglio che andavano ad arricchire il grado alcolico dei vini settentrionali

Storia passata: negli ultimi 25 anni i produttori siciliani hanno lavorato con passione e competenza a sviluppare le grandi potenzialità dell’isola, che oggi offre molte punte di eccellenza assoluta e una qualità media decisamente alta.

Sicilia nel bicchiere

Primo protagonista è sicuramente stato il nero d’Avola. Gli studiosi non sono ancora riusciti a stabilire esattamente quando il vitigno sia arrivato in Sicilia: certo molti secoli fa, furono forse gli antichi Greci a introdurne la coltivazione. È un’uva robusta ma allo stesso tempo difficile: dà facilmente gradazioni alcoliche elevate, ma altrettanto facilmente il risultato è piuttosto squilibrato.

Spesso impiegato in uvaggio con merlot e cabernet (sauvignon o franc), che sono in grado di dargli morbidezza e delicatezza, si producono anche grandi vini da invecchiamento lavorati in purezza, cioè senza il contributo di altre uve.

Tanto il nero d’Avola è rappresentativo delle più antiche tradizioni della viticoltura siciliana, quanto il syrah si identifica con il rilancio moderno. I migliori Syrah offrono l’intensità di colore e il gusto fruttato e morbido che ci aspettiamo di trovare in un vino moderno e i produttori siciliani hanno saputo valorizzare le particolarità dell’uva creando ottimi vini sia nell’utilizzo in purezza sia in abbinamento con merlot e cabernet sauvignon, altre uve internazionali in progressiva ascesa nelle classifiche regionali. Tanto che sono sempre più numerosi, e di qualità a volte stupefacente, i classici vini di “taglio bordolese” prodotti nelle cantine dell’isola.

Tra i bianchi, uno dei protagonisti rinnovamento è l’uva grillo. Un tempo identificato con la produzione del Marsala, il grillo ha conosciuto una nuova giovinezza con i moderni procedimenti di vinificazione che permettono di produrre vini bianchi freschi che portano in tavola i profumi floreali del mediterraneo.

Ma la parte del leone continua a giocarla il cataratto, che quanto a sicilianità antica è l’equivalente bianco del nero d’Avola, al quale assomiglia anche per il carattere forte e spigoloso. Un carattere che ha reso a lungo difficile lavorarlo in purezza ma che oggi molti produttori sanno piegare per ottenere risultati straordinari.