Le 9 cose da controllare per scegliere il vino giusto

Enoteca
Comprare un vino che non si conosce è sempre una scommessa. Davanti allo scaffale del supermercato, nell’enoteca sotto casa o sulla vetrina dello “shop on line”, infatti, al netto dei consigli di qualche amico/commesso esperto non possiamo che affidarci al nostro istinto per scegliere il vino giusto.
In realtà l’etichetta – che a tutti gli effetti rappresenta la carta d’identità del vino – contiene molti elementi importanti che possono aiutarci a fare la scelta giusta. O per lo meno “non troppo sbagliata”.
Ed ecco quindi di 9 elementi che possono aiutarci a prevedere se quel vino fa effettivamente il caso nostro.

Nove punti per non sbagliare

Iniziamo con la cosa più semplice. La denominazione. I vini in commercio possono appartenere essenzialmente a quattro categorie: Docg, Doc, Igt o semplici vini da tavola (Vdt). In linea puramente teorica, i Docg sono vini di qualità superiore rispetto ai Doc. Che a loro volta sono di qualità superiore agli Igt e via così fino ai più semplici Vdt. Tutto questo solo a livello puramente teorico. La vera differenza tra le diverse categorie riguarda la certificazione di origine dei vini. Se i Docg possono essere prodotti solo in determinate zone, applicando disciplinari rigidissimi e adoperando solo determinate pratiche di cantina, i vini da tavola sono soggetti a pochissime norme. Il che non significa che siano cattivi prodotti. Ma certamente non sono vini rappresentativi di nessun territorio.
Le “menzioni”. Spesso sulle etichette dei vini Docg o Doc si trovano indicazioni tipo “Classico”, “Superiore” o “Riserva”. Ogni termine ha un preciso significato. Un vino “Classico” proviene dalla regione più “storica” di produzione di quella denominazione. E’ il caso del Chianti Classico o del Valpolicella Classico che provengono da una ristretta area, rispetto al Chianti o al Valpolicella che invece possono essere prodotti in una zona più ampia. “Superiore”, in genere, fa riferimento alla gradazione alcolica del vino che deve essere appunto più alta rispetto alla versione base (con le opportune eccezioni). “Riserva”, infine, è una menzione che viene assegnata solo ai vini che subiscono un certo invecchiamento in cantina prima di essere messi in commercio. In questo caso le norme variano molto da disciplinare a disciplinare.
Il vitigno. In alcuni casi è indicato il vitigno con cui è prodotto il vino. Quindi Sangiovese, Nero d’Avola, Grillo o Montepulciano d’Abruzzo. Si indica quando un vino è prodotto “in purezza”, ossia con almeno l’85% di quel vitigno. Solo in alcuni casi particolari – ad esempio il famoso Brunello di Montalcino Docg – la percentuale di vitigno usato è, per legge, il 100%.
Sulle etichette degli spumanti, la quantità di zucchero. Nei vini spumanti, siano essi “Metodo Classico” o “Charmat”, sull’etichetta possono essere riportate delle sigle che indicano la quantità di zucchero presente nel vino, e quindi la sua “dolcezza”. Si va dai vini detti “Nature” o “Dosaggio Zero”, dove lo zucchero è pochissimo, fino ai “Doux”, ossia dolci, che possono presentare dosi di zucchero piuttosto elevate.
L’annata. Questo è un altro elemento che può facilmente farci riflettere. Iniziamo con il dire che i vini più “semplici” in genere vanno consumati nell’annata in cui sono stati prodotti o al massimo entro un paio di anni. Solo i vini prodotti con determinate pratiche di cantina, come lunghi affinamenti in legno, possono tranquillamente attendere anni prima di esprimere il meglio di sé. Quindi, se non siamo sicuri di quello che acquistiamo, e cerchiamo soprattutto un vino semplice per la cena, il consiglio è quello di puntare su un vino d’annata, massimo dell’anno precedente se si tratta di un rosso. Se invece scegliamo un vino importante, come ad esempio un Brunello di Montalcino o un Amarone della Valpolicella, allora – solo in quel caso – dovremo necessariamente scegliere un’annata più vecchia. Del resto non esistono Brunello o Amarone d’annata! 😉 Due cose importanti da ricordare: i vini da tavola possono anche non presentare l’annata in etichetta, come anche gli spumanti e gli Champagne. In questo secondo caso, se cioè uno spumante ha indicata l’annata, si dice che è “Millesimato” e in genere è una caratteristica di qualità.
Il produttore. Il produttore deve essere sempre indicato (o almeno deve essere presente il nome – o il codice identificativo – dell’imbottigliatore. Non ci aiuterà a capire di che vino si tratta, ma un produttore “noto” qualche garanzia in più potrà sempre fornircela.
La gradazione alcolica. In genere è indicata sulla retro etichetta. E in ogni caso, per legge, deve essere sempre ben visibile (insieme alla capacità della bottiglia). Anche la gradazione alcolica non è certamente un parametro di qualità ma è molto utile per capire se stiamo acquistando un vino “leggero e immediato” o un “vinone importante”. Per i bianchi dai 10,5 ai 12 gradi siamo in una fascia media. Per i rossi in genere si può salire anche di un grado. Se compriamo un vino rosso da 14,5-15 gradi, non aspettiamoci certamente di bere un vinello leggero leggero.
Vino Biologico. I vini prodotti da agricoltura biologica e secondo metodologie Bio devono – necessariamente – essere riconoscibili. In etichetta hanno una particolare fogliolina verde che certifica il rispetto dello standard. Teniamolo sempre ben a mente.
Last, but not least… Il prezzo. Non riguarda specificatamente l’etichetta. Ma è comunque un fattore importante da tenere in considerazione quando si sceglie un vino che non si conosce. Il prezzo è spesso indice di una certa qualità. Ma al di là delle questioni più squisitamente filosofiche (si può bere benissimo anche senza spendere una fortuna), ricordiamo sempre una cosa importante: un vino che viene proposto a un prezzo inferiore di 4 euro, anche al supermercato, deve sempre farci dubitare. Del resto, se spendiamo meno di 4 euro per una bottiglia… Tolti i costi vivi di vetro, etichetta, tappo e capsula, considerato l’IVA, un po’ di tasse, il giusto ricarico del punto vendita e un minimo di trasporto… Ma quanto pensiamo potrà costare il liquido che stiamo comprando?

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