Le 6 tendenze che hanno influenzato il mondo del vino negli ultimi anni

Bottiglie

Difficilmente il mondo del vino presenta grandi novità. I cambiamenti ovviamente ci sono, ma sono estremamente lenti. Anche perché lungo è il ciclo di produzione del vino, e di conseguenza ogni cambiamento, ogni scelta strategica, dal momento in cui viene pensata al momento in cui si traduce in una bottiglia su uno scaffale passano sempre diversi anni.

Molto più veloci a cambiare sono invece le tendenze dei mercati, ossia i vini che vengono richiesti dal grande pubblico di appassionati. Negli ultimi anni, dieci o quindici al massimo, abbiamo registrato almeno 6 grandi “mode” o tendenze nel consumo del vino. Ecco quali sono, secondo noi:

  1. In principio sono stati i grandi vini, rossi importanti e bianchi di grande struttura. Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino… Ma anche Sagrantino di Montefalco o Amarone della Valpolicella. Il vino rosso era più buono quando la gradazione alcolica saliva oltre i 14 gradi. E tra i bianchi dominavano vini caratterizzati da prolungati passaggi in legno che lasciavano un segno profondo nel gusto. Si parlava di vini “da concorso” vini fatti più che altro per far colpo. Fa niente se poi la bottiglia restava intatta sul tavolo.
  2. Poi c’è stata la moda delle bollicine… moda che per altro non ha ancora dato segno di voler terminare. Le bollicine, inizialmente patrimonio quasi esclusivo delle fredde regioni del Nord Italia si sono via via diffuse a macchia d’olio in tutto il paese. Da Nord a Sud, tra metodi classici e freschi Charmat si è davvero spumantizzato qualunque cosa, qualunque vitigno che presentasse una minima acidità. Per non parlare del successo “planetario” del Prosecco e della Franciacorta, uno più in termini numerici e l’altro più in termini di qualità.
  3. A un certo punto si è cominciato invece a parlare di rapporto qualità/prezzo, ossia il piacere di sorprendere gli amici con vini buoni che non costassero una fortuna. Su questo la rivista Il Mio Vino (con cui, chi scrive, ha avuto i piacere di collaborare per tanti anni). L’idea era a suo modo rivoluzionaria. Ed è stata una moda che ha avuto un impatto molto forte sul mondo del vino italiano.
  4. La nuova coscienza BIO ha fatto crescere la richiesta dei vini naturali. Oggi, specie le aziende che puntano all’estero, devono guardare a questa categoria di vini per avere successo. Biologico, biodinamico, vino naturale, simbiotico o qualunque sia la classificazione (anche perché molti in realtà non conoscono la differenza tra una cosa e l’altra) l’importante è che sull’etichetta si faccia riferimento a una qualche “coscienza” produttiva.
  5. Non è ancora una vera e propria tendenza, anche se cominciano ad arrivare segnali interessanti da diverse parti, quella dei vini a bassa gradazione alcolica. Vini che spesso rischiano di essere un po’ costruiti ma che mettono al sicuro chi beve dal rischio di perdere la patente 😉
  6. In questi giorni, infine, ho letto un intervento di un giornalista del settore, Giampietro Comolli, che ha introdotto un nuovo concetto, quello de rapporto tra il valore e l’identità. Ci sono territori, etichette, marche per i quali i consumatori, e gli appassionati, ritengono valga la pena di spendere un po’ di più. Magari inconsciamente, si compra meno ma si è disposti a spendere un po’ di più per un prodotto di cui si percepisce il valore (ovviamente questa è una valutazione di tipo “soggettiva”). “Segnale reale che crisi dei consumi equivale sempre ad una crescita della spesa intelligente e della consapevolezza del prodotto acquistato. Meno atti di acquisto, più tempo per ogni acquisto” dice Giampietro Comolli.

E a questo punto ci domandiamo… Quale sarà la prossima tendenza del mercato?

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