Il milanese e il vino: 10 cose che abbiamo scoperto

Duomo di Milano

Per tutto il mese di dicembre abbiamo collaborato al Milano Wine District, un “temporary shop” dedicato al vino nel cuore del villaggio di Natale sulla Darsena di Milano. In 34 giorni di attività abbiamo stappato e venduto oltre mille bottiglie di vino. Un bel successo per un’iniziativa che è stata organizzata in pochi giorni e che rappresenta solo un banco di prova per altre (nuove) iniziative che riguardano il vino e che, probabilmente, ci vedranno nuovamente coinvolti. Abbiamo affrontato questa esperienza forti del nostro ruolo di “esperti” del settore e abbiamo predisposto la carta dei vini che nei giorni di apertura è stata a disposizione dei nostri visitatori. Ma, per quanto esperti, grazie al Milano Wine District abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con un pubblico molto eterogeneo. Dalla nostra postazione in Darsena, infatti, non sono passati solo “esperti” o veri appassionati di vino. Anzi, al contrario. Fatto 100 le persone che si sono fermate da noi, meno di 20 erano davvero consapevoli di che cosa proponessimo loro.

E gli altri? Gli altri sono stati un campionario interessantissimo. Che ci hanno permesso di stilare un decalogo del “milanese tipo” che assaggia vino. Non si tratta certamente di grandi scoperte. Ma l’osservazione “sul campo” è stata comunque molto divertente e certamente ne terremo conto anche per le prossime iniziative che andremo a organizzare.

  1. Bianco, rosso o bollicine. La prima decisione è sempre la stessa. Di fronte a una richiesta precisa su cosa vuole assaggiare, il milanese tipo sceglie quasi una volta su due una bollicina. Certamente il periodo di festa può aver influenzato questa decisione. Ma il divario è davvero troppo consistente per credere che in altri momenti le scelte avrebbero potuto essere differenti. Del resto non è un mistero che le bollicine sono il “trend” più positivo degli ultimi anni.
  2. E tra le bollicine… Il Franciacorta batte tutti. E questo un po’ ci ha sorpreso. Di fronte a una bella selezione di bollicine Metodo Classico, compreso uno Champagne, almeno un milanese di quattro punta diritto al Franciacorta. Tanto di cappello agli amici del Consorzio e ai produttori bresciani.
  3. Il Prosecco è considerato un rifugio sicuro. Quando un milanese non conosce… Quando non vuole rischiare… In altre parole quando non sa davvero che cosa scegliere… Beh, a quel punto è sempre il Prosecco la scelta sicura. Specie se in etichetta legge la parola “Cartizze”. Pazienza che i più non sappiano neppure che cosa voglia dire… Ma suona così bene 🙂
  4. Tra i rossi, invece, è l’Amarone a battere tutti. Compresi Barolo e Brunello. Ecco, anche questa è una cosa che un po’ mi ha stupito. L’Amarone è di gran lunga il vino che più è stato richiesto in questi giorni. Non ha davvero rivali con nulla. Neppure il Barolo o il Brunello di Montalcino, che pure non difettano in notorietà, hanno saputo tener testa al rosso veronese. E al Ripasso della Valpolicella… Certamente meno noto ma non per questo meno apprezzato.
  5. Ai milanesi piacciono ancora i vini rossi frizzanti. Avete presente la Bonarda? O certe Barbera di una volta? Ebbene nella prima settimana di apertura non avevamo nulla di questa categoria. E ci siamo velocemente dovuti attrezzare. E per essere ancora più in tema con la città, abbiamo puntato su una piccola azienda di San Colombano al Lambro, l’unica Doc di Milano.
  6. Tra i vini bianchi, Traminer, Gewurztaminer e Sauvignon vincono di una spanna su tutti. Poi vengono il Lugana e, ovviamente, i buoni vini siciliani.
  7. I rosati, invece, stentano a decollare. Sono anni che si dice che i rosati stanno diventando vini di moda. Ma anche in questa circostanza, purtroppo, le cose non sembrano essere così. I vini rosati vengono scelti solo se qualcuno li “caldeggia”. Altrimenti finiscono con il rimanere sul banco di degustazione. Peccato, perché di cose buone ce ne sono parecchie, specie tra gli abruzzesi e i pugliesi.
  8. Tra i vini dolci, invece, il milanese non ha dubbi. E’ il Passito di Pantelleria l’unica scelta. Noi avremmo voluto avere anche qualche Marsala… Ma questa volta non c’è stato il tempo di organizzarsi. Quindi diciamo che Pantelleria ha vinto facile.
  9. Bio sì… Bio no… Anche no. Questa è una considerazione che ci spiace parecchio di dover fare. Siamo convinti dell’importanza del movimento BIO anche nel mondo del vino. Ma la gente comune, almeno i milanesi che sono passati al Milano Wine District (e non sono pochi…) sembrano non considerare questa scelta ancora così importante. In questo, probabilmente, gli italiani in generale sono un po’ indietro. All’estero, infatti, specie nel Nord Europa, il vino si vende solo se è BIO.
  10. Ultima considerazione. I milanesi (ma probabilmente gli italiani in genere) non conoscono il vino… Ma si applicano. Una delle cose più divertenti che riportiamo a casa dall’esperienza in Darsena è proprio il numero di domande a cui abbiamo dovuto rispondere. Il vino affascina. Sempre di più.

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