I 5 motivi per cui bisogna avere rispetto per il Prosecco

Calici di Prosecco.

Freschi di diploma da Sommelier, molti di noi (anche io, devo ammetterlo) abbiamo fatto l’errore di iniziare a trattare con sufficienza il Prosecco. Colpevole, agli occhi di noi “neo-esperti”, di banalizzare il mondo del vino. Di non essere neppure degno di essere accostato ai più nobili Brunello, Barolo o Barbaresco (quelli sì Vini, con la “V” maiuscola).

Beata gioventù. Tutta colpa del sacro fuoco di Bacco che ardendo dentro di noi ci ha impedito (per un po’ di tempo) di analizzare con serenità il fenomeno Prosecco. E di ridare anche a questo grande prodotto del Made in Italy il giusto peso.

Ed ecco quindi le 5 ragioni per cui – secondo me – cbisogna avere rispetto per il Prosecco, e per le migliaia di persone che ogni giorno lavorano per produrne quasi mezzo miliardo di bottiglie.

I 5 motivi per cui bisogna aver rispetto del Prosecco

  1. Facile… Non Banale! Il Prosecco, per definizione, è un vino facile e piacevole (che male ci sarà poi?). Ma questo non vuole dire che è un prodotto banale. Il fatto che non sia nato per essere degustato lentamente davanti al camino, mentre si centellina una scheggia di cioccolato raffinatissimo, non vuole dire che non ha dignità di esistere. Basta berlo nei momenti giusti, ossia durante l’aperitivo o una cena light. Tutto qua!
  2. Non è tutto uguale. L’area di produzione del Prosecco è davvero molto grande. Buona parte del Veneto, in pratica tutto ad eccezione dell’area della Valpolicella e del Garda, e il Friuli. Da questa vastissima area arriva il Prosecco base, quello etichettato come DOC. Ma ci sono due aree, in Veneto, da cui proviene il Prosecco di qualità migliore. Sono l’area dei Colli Asolani e quella lingua di colline che si trovano tra i comuni di Valdobbiadene e di Conegliano. Qui si producono quelli di qualità superiore, venduti a un prezzo lievemente più alto. Non vi aspettate di comprare uno Champagne, però. Anche se di qualità migliore si tratta pur sempre di Prosecco e come tale si tratta pur sempre di un vino facile e piacevole (vedi il punto 1).
  3. Non è tutto uguale (parte 2). C’è chi dice che il Prosecco è troppo dolce (o morbido, come direbbero i Sommelier appena diplomati di cui sopra…). Tradizionalmente, in effetti, questo spumante viene proposto nella versione Extra Dry (che a discapito del nome indica un vino moderatamente dolce). E’ una scelta produttiva legata al tipo di uva usato (il glera) e all’uso che normalmente viene fatto del Prosecco (aperitivo). Oggi, però, molti produttori hanno iniziato a produrlo anche in versione Extra Brut o addirittura Brut Zero (o Brut Nature). Meno zucchero, vino più secco. E finalmente anche i Sommelier impallinati di abbinamento possono iniziare a suggerire il Prosecco anche per accompagnare qualche piatto più semplice (vino semplice -> semplice piatto… non cattivo, sia chiaro).
  4. Orgoglio italiano. Tutti gli anni, periodo di vendemmia, i giornali titolano “L’Italia batte la Francia. Siamo noi a produrre più vino”. Salvo smentite, buona parte del merito di questo presunto sorpasso deriva proprio dal successo planetario del Prosecco. Che anno dopo anno, grazie al lavoro dei tanti addetti di cui si parlava prima, aumentano le produzioni e incentivano l’export. E se il mondo intero lo apprezza… Mi viene un dubbio. Saranno mica tutti cretini?
  5. Da qualche parte bisogna pur iniziare. In passato ho avuto modo di lavorare un po’ con la Cina e di organizzare delle degustazioni con i nuovi/futuri Sommelier di Shanghai e Canton. Nelle degustazioni proponevo sempre dei vini facili per iniziare… Prosecco su tutti. Poi via via dei vini sempre più impegnativi e “pregiati”, che in genere avevano il loro culmine con il famoso rosso toscano che tutti i futuri esperti attendevano con trepidazione. Alla fine della degustazione, in genere, lasciavo sempre le bottiglie a disposizione dei partecipanti per fare delle foto e magari riassaggiare un po’ del vino preferito. Ebbene. Non c’è stata volta in cui il Prosecco non abbia fatto la parte del leone. Tutti volevano la foto con il raffinato toscano del caso ma poi il secondo calice se lo riempivano puntualmente con il Prosecco. E non è un caso. E’ il vino perfetto per chi si avvicina a questo mondo. Quello che ti prende per mano e ti fa capire il piacere di sorseggiare un calice di una bevanda nobile e antica. Poi, come è giusto che sia, se uno si appassiona davvero fa bene a non fermarsi al Prosecco ma a cercare qualche cosa di più dal proprio calice. E per questo si passa a vini via via più importanti e raffinati (magari anche più gratificanti). Ma tutta questa esperienza non ci deve far dimenticare da dove siamo partiti. Nove volte su dieci proprio da un piacevole (e facile) calice di effervescente Prosecco.

Perché ho pensato di scrivere questo post…

Locale Deprosecchizzato

A pochi giorni da Capodanno (2018->2019) su alcuni giornali è uscita la notizia di un ristoratore friulano che ha dichiarato il proprio locale “Deprosecchizzato”, con tanto di immagine sulla porta a rendere ancora più esplicita questa singolare decisione. Ognuno è libero di fare ciò che crede a casa propria, ci mancherebbe. Ma personalmente non mi sembra una grande idea.

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