Come si valuta uno Champagne: 5 cose che troviamo in etichetta

Come si valuta uno Champagne

Per bene che ci vada una bottiglia di Champagne in Italia costa non meno di 20 euro. Ma si può arrivare a spendere anche molto di più. E non basta spendere per essere certi di fare l’acquisto giusto. Al contrario se non siamo esperti facilmente non saremo in grado di apprezzare uno Champagne troppo costoso. 

Ecco come si valuta uno Champagne. Leggendo con attenzione l’etichetta potremo scoprire molte cose, a partire dal livello di dolcezza del vino per arrivare alle dimensioni del produttore. 

Come si valuta uno Champagne?
Le 5 cose da controllare in etichetta

  1. Livello di dolcezza. Basta uno sguardo all’etichetta per capire se lo Champagne che stiamo per comprare è più o meno morbido (si potrebbe anche parlare di dolcezza, ma nel caso dello Champagne non si tratta quasi mai di un vino “dolce” nel senso stretto del termine). In gergo si definisce “dosaggio” l’ultima fase della lavorazione degli spumanti Metodo Classico (come lo Champagne) quando, terminata la seconda fermentazione e l’affinamento sui lieviti, l’acidità del vino viene corretta con il cosiddetto “liqueur d’expedition”. Uno sciroppo zuccherino la cui composizione varia da produttore a produttore. A seconda della quantità di zucchero finale, si parla di Brut Zero o Brut Nature (meno di 3 grammi di zucchero per litro) fino a Doux (oltre 50 grammi di zucchero per litro). Qui tutte le definizioni che si possono trovare in etichetta. 
  2. Millesimato o non millesimato. Buona parte degli Champagne in commercio non sono “millesimati”, ossia non hanno un’annata riportata in etichetta. In genere sono più semplici e per disciplinare il contatto con i lieviti durante la seconda fermentazione deve essere protratto per minimo 15 mesi. Questo non significa che alcuni produttori possano decidere di prolungare la seconda fermentazione per un periodo decisamente più lungo. Di base, però, gli Champagne non millesimati, o NV (no vintage) sono più fruttati e con sentori di lievito meno evidente (in genere sono i profumi che richiamano alla crosta di pane). Negli Champagne Millesimati il contatto con i lieviti deve protrarsi per minimo 36 mesi (con punte che possono raggiungere anche i 60 o 72 mesi). Dovrebbero essere prodotti solo nelle annate migliori e risultare molto più complessi, con note che gli esperti definiscono di pasticceria. A volte possono anche manifestarsi leggere note ossidative.
  3. Classificazione della zona. In etichetta deve essere riportato il nome del comune dove sono state coltivate le uve. E’ un dato molto importante, che può dare delle indicazioni sulla qualità dello Champagne. Solo 42 comuni, infatti, sono classificati come Premier Cru e addirittura solo 17 possono fregiasi della menzione di Grand Cru. Queste due classificazioni si trovano solo sulle etichette degli Champagne che provengono dalle zone migliori. Il che non esclude che possano esistere Champagne provenienti da altre zone  con lo stesso livello qualitativo. Ma se non abbiamo un amico esperto a consigliarci, l’indicazione in etichetta rappresenta una garanzia.
  4. Dimensioni del produttore. Dall’etichetta si possono distinguere gli Champagne prodotti da una grande Maison, da una Cooperativa di piccoli produttori o da un singolo vigneron. Ovviamente questa non è necessariamente un’indicazione di qualità. Ci sono ottimi Champagne prodotti da grandi Maison, come sensazionali bottiglie che provengono da piccole cantine di artigiani del vino. L’importante è sapere esattamente quello che si acquista. Le Maison sono, tanto per fare dei nomi, Moët o Veuve Clicquot. Producono milioni di bottiglie ogni anno e per farlo possono acquistare vini o uve da tutta l’area dello Champagne. Oltre il 90% degli Champagne commercializzati ogni anno vengono da aziende che lavorano in questo modo.
  5. In etichetta è sempre presente una sigla che identifica il tipo di produttore. Anche in questo caso non si tratta ovviamente di un’indicazione di qualità. Si distinguono in particolare:
    NM “Négociant Manipulant” indica un’azienda che acquista vini o uve per produrre i propri Champagne. Tutte le principali Maison appartengono a questa categoria.
    MA “Marque d’Acheteur” indica una etichetta privata. In pratica una grande catena di negozi o di ristoranti che etichettano un proprio Champagne. Per fare un paragone dissacrante, sono l’equivalente dei prodotti a marchio che acquistiamo normalmente quando facciamo lo spesa. Non è necessariamente un prodotto di scarsa qualità.
    ND “Négociant Distributeur” indica gli Champagne etichettati e venduti da aziende commerciali.
    CM “Coopérative Manipulant” indica una cooperativa di piccoli produttori che commercializza i propri vini con un marchio comune. Anche in questo caso si tratta spesso di prodotti di ottima qualità. Un caso tra tutti è quello che Nicolas Feuillatte.
    RM “Récoltant Manipulant” si trova sulle etichette di Champagne prodotti da singoli vigneron che usano non meno del 95% di uve provenienti dai propri vigneti. A volte capita che anche una grande Maison adotti questa sigla per particolari produzioni o etichette destinate a piccoli numeri.
    SR “Société de Récoltants” indica un gruppo di piccoli vigneron che condividono le proprie risorse e reti commerciali per vendere le proprie etichette.
    RC “Récoltant Coopérateur” indica il vigneron che produce i propri Champagne utilizzando le strutture di una cooperativa.

Come si valuta uno Champagne? Anche sapendo che solo 42 comuni in Champagne sono classificati Premier Cru e addirittura solo 17 Grand Cru

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