Come si valuta il colore di un vino?

Colore di un vino

Se poniamo la domanda “come si valuta il colore di un vino?” a diversi sommelier, probabilmente otterremo risposte molto diverse. I più tecnici inizieranno a parlarci di estratto, di macerazione delle bucce e di sostanze dal nome difficile tipo “antociani”, “flavoni” e “catechine”.

E non sbaglierebbero, ovviamente.

Il colore di un vino, infatti, deriva dalla buccia dell’uva o meglio da alcune sostanze che si trovano nelle bucce e che vengono cedute durante la fase di macerazione. Ossia nel periodo in cui le bucce restano in contatto con il mostro dopo la svinatura. Volendo semplificare molto, più tempo si lasciano le bucce in contatto con il mosto, più colorato risulterà il vino finito. Molti rosati, tanto per fare un esempio, si ottengono semplicemente riducendo a poche ore il contatto tra bucce e mosto.

Detto questo bisogna anche considerare che non tutte le uve sono uguali e che alcuni vitigni hanno un potere colorante maggiore di altre. Merlot, Cabernet o Nero d’Avola, tanto per fare due esempi, sono uve che cedono moltissimo colore. Nebbiolo e Pinot Nero, al contrario, sono naturalmente meno coloranti e anche dopo una lunghissima macerazione, il vino che si ottiene non sarà mai troppo carico di colore. Altre uve, infine, avendo la buccia bianca non cedono alcun colore. E’ il caso dello Chardonnay o del Vermentino. Da questi vitigni non si potrà mai ottenere né un vino rosato né tantomeno un rosso.

Al di là di queste spiegazioni tecniche la valutazione del colore di un vino permette al sommelier di ottenere alcune informazioni prima di passare all’assaggio vero e proprio. Valutazioni che riguardano più che altro lo stato evolutivo del vino e il tipo di lavorazioni che ha subito in cantina. Facciamo qualche esempio:

Valutiamo il colore di un vino

  • I vini bianchi più giovani e freschi, quelli che solitamente vengono messi in commercio solo dopo pochi mesi dalla vendemmia e che, sempre in genere, vanno bevuti entro l’anno hanno un colore giallo più chiaro e freddo. Con riflessi verdolini o paglierini. Più la lavorazione in cantina è lunga, più il colore del vino diventa caldo. Si passa quindi dalle note dorate di certi Chardonnay che hanno subito un passaggio in legno di alcuni mesi prima di essere imbottigliati al giallo ambrato dei passiti e del vini liquorosi.
  • Analizzando il colore di un vino rosso bisogna fare attenzione a non lasciarsi impressionare dall’intensità del colore stesso. Come abbiamo accennato in precedenza, infatti, ci sono uve che difficilmente danno vita a vini molto colorati, anche se questi subiscomo lunghe macerazioni. Detto questo, i vini più freschi e giovani hanno solitamente colori più intensi che vanno dal rubino al violaceo. Quando invece ci si trova di fronte a un vino che ha già subito un certo affinamento in cantina, il colore risulterà meno brillante e i riflessi violacei diverranno più tendenti al granato. La pieno maturità o i primi segnali di vecchiaia si manifestano con riflessi aranciati via via più evidenti.

Attenzione però che stiamo parlando solo di sfumature.

Nessuna valutazione visiva potrà mai sostituirsi all’analisi completa del vini che passa dall’analisi dei profumi e alla degustazione vera e propria.

Per saperne di più sull’argomento, vi suggerisco di dare un’occhiata a questo post della brava sommelier Chiara Bassi.

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