5 ragioni per bere “anche” vini stranieri…

… e magari scoprire che i vini buoni non si fanno solo da noi (o in Francia).

Mi occupo di vino da circa 15 anni. Lo bevo praticamente da una vita. Mi piace considerarmi un esperto, anche se sono ben cosciente del fatto che ne ho ancora tante di cose da scoprire per raggiungere l’esperienza di tanti professionisti che invidio.

Nelle passate settimane ho avuto modo di partecipare a un corso organizzato da AccademiaVino di Milano, WSET lev. 2. Un’esperienza molto piacevole che in qualche modo ha minato alla base molte delle mie certezze. Mi sono accorto, tanto per cominciare, come anche io fossi sempre caduto nell’errore di pensare che il vino italiano fosse l’unico che meritava di essere conosciuto. Un errore che, ho poi capito, commettono in modo più o meno conscio milioni di appassionati italiani. Per noi esiste solo il vino italiano. Al limite quello francese, che per la verità non conosciamo affatto ma che ci limitiamo a catalogare come “buono ma caro”.

La verità, invece, è che là fuori c’è un mondo straordinario di prodotti che aspettano solo di essere scoperti. Magari anche solo per poi confermare la nostra tesi di partenza, ossia che il vino italiano è il migliore al mondo.

Ho pensato quindi di sintetizzare oggi i 5 motivi per cui, secondo me, almeno una volta alla settimana, bisogna provare qualche cosa di “diverso”.

5 motivi per bere (anche) vini stranieri

  1. Perché “chi si ferma è perduto”. Cresce solo chi ha voglia di continuare a porsi delle domande. Chi ha voglia di sperimentare. Chi ha voglia di scoprire che cosa c’è fuori dalla nostra sfera di quotidianità.
    E’ importante, anzi fondamentale, approfondire al massimo un argomento, ad esempio i vini di casa nostra. Ma non potremo mai considerarci dei veri esperti prima di aver provato vini prodotti in altre parti del mondo. E magari anche conosciuto le storie di produttori che affrontano problemi diversi dai nostri e lavorano in contesti naturali differenti da quelli che siamo abituati a vivere noi.
  2. Scoprire le diverse espressioni dei nostri vitigni preferiti. Due esempi su tutti: Chardonnay e Pinot Nero. Sono due vitigni internazionali che si trovano praticamente in ogni parte del mondo. Ma potremmo tranquillamente parlare anche di Cabernet Sauvignon e di Merlot. Eppure i vini che vi si ottengono non sono mai uguali a se stessi. Ogni regione vinicola del mondo dà un’impronta particolare ai suoi vini. Un Pinot Nero vinificato in Burgundy (Francia) non sarà mai uguale a uno “allevato” a Santa Barbara in California, o in Alto Adige. Eppure il vitigno è lo stesso.
    Non è interessante assaggiare per scoprire le differenze?
  3. Scoprire nuovi vitigni tipici di Paesi lontani. L’Italia è patria di migliaia di vitigni autoctoni, cioè tipici di certe aree. Ma nel mondo ci sono vitigni che in Italia non sono coltivati, o lo sono solo in piccolissime aree, e che invece possono dare vita a vini molto interessanti. Tempranillo, Pinotage o Chenin Blanc, Pedro Ximénez o Aligoté, tanto per fare dei nomi. Ma l’elenco potrebbe essere davvero molto più lungo.
    Il mondo è pieno di vitigni che meritano di essere scoperti. E di produttori che hanno sperimentato anni per capire come meglio sfruttare quel particolare tipo di uva. Con quali tecniche coltiverlo, come vinificarlo, quanto invecchiarlo.
  4. Viaggiare, se non fisicamente, almeno con la fantasia. Personalmente ho sempre amato viaggiare. Ma il tempo, le risorse, il lavoro e la famiglia, purtroppo, rappresentano spesso un limite. Ma quando compro una bottiglia di vino cileno o sudafricano, un piccolo viaggio lo compio per davvero. Non fosse altro perché mi piace aprire google maps per capire da che parte arriva quella bottiglia. Lo so… E’ solo un’illusione. Ma è comunque divertente.
    E magari a forza di guardare le cartine, prima o poi mi riuscirò anche a organizzare per fare un giro da quelle parti.
  5. Apprezzare ancora di più i vini di casa nostra. Se con i primi quattro punti ho dato l’impressione di essere diventato un esterofilo convinto, vorrei riequilibrare le cose prima di chiudere. A volte scoprire nuovi profumi e nuove realtà serve semplicemente a farci apprezzare maggiormente le cose che abbiamo a portata di mano. Dopo aver assaggiato un vino proveniente da una sconfinata regione statunitense o da una remota valle del Cile meridionale (da cui, per altro, provengono vini davvero straordinari) in fondo viene sempre voglia di rifugiarsi in una confortante bottiglia di Barbera d’Alba o di Nero d’Avola. E’ la stessa sensazione piacevole di quando, dopo un lungo viaggio, si apre la porta di casa e si respire un’aria familiare. Dispiace per la vacanza finita. Ma si è felici di ritrovare il nostro comodo letto.

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