3 cose da sapere sul vino italiano in Romania

Vigneti BIO del Marchese Antinori in Romania.

Un milione e cento mila romeni vivono stabilmente in Italia. Molti si sono sposati nel nostro paese e hanno dato vita a famiglie miste.
Ok, direte voi. E questo che cosa c’entra ora su un sito che parla di vino?
C’entra invece. E pure molto. Ma procediamo con ordine.

Il vino italiano in Romania

Cristi Merchea, corrispondente di Agerpress in Italia.
Cristi Merchea, corrispondente di Agerpress in Italia.

In questi giorni siamo a Bucarest per partecipare a GoodWine, piccola ma interessante fiera professionale, in compagnia di un gruppo di sette aziende vinicole italiane. Con noi c’è Cristi Merchea, corrispondente dell’agenzia nazionale di stampa Agerpress. Da 23 anni residente a Roma, Cristi ci ha raccontato molte cose interessanti sul mercato romeno e, soprattutto, sul rapporto che il suo popolo ha con il vino e in particolare con il vino italiano.

Ecco che cosa ci ha detto.

Che rapporto c’è tra la Romania e il vino?

  • Non molti sanno che la Romania è il sesto paese produttore di vino in Europa, questo almeno dicono i dati piĂą recenti. Con oltre 250mila ettari vitati, infatti, si colloca non troppo distante da Italia, Francia, Germania, Spagna e Portogallo.
  • In Romania, dunque, il vino si beve da sempre. Un tempo se ne beveva di piĂą – come da noi del resto. Oggi si beve meno ma si beve meglio.
  • Con l’inizio della migrazione, all’inizio degli anni 90, i romeni che sono venuti in Italia hanno scoperto che il vino italiano era buono e, soprattutto, a vedere il nostro prodotto come una vera propria eccellenza. Quindi per i romeni “vino buono” è quasi sinonimo di “vino italiano”. Bere un Chianti, un Barolo o un Amarone della Valpolicella significa potersi dare un tono. Una sorta di rivalsa sociale.

La migrazione – e diciamo pure la buona accoglienza riservata dagli italiani ai romeni – potrebbe questa volta trasformarsi nel volano di un nuovo mercato molto interessante per le nostre aziende. La Romania, infatti, è un paese che oggi è pronto ad accogliere vini italiani di qualitĂ .
Certo non si tratta di una cosa che accadrĂ  nel giro di pochi mesi. Ma chi getta oggi le basi per una futura presenza in questo mercato, probabilmente sta facendo una scommessa puntando sul cavallo vincente.

Ma che cosa bevono i romeni oggi?

La Romania di oggi ricorda per molti aspetti l’Italia degli anni 90, per quel che concerne il rapporto con il vino. Gli anziani, più legati alle tradizioni, bevono ancora il cosiddetto vino di casa, quello “buono” per abitudine più che nella realtà dei fatti. Ma chi ha viaggiato, ovviamente, non si accontenta più di soddisfare il bisogno primario di bere quel tipo di vino e cerca vini di maggior qualità.
Essendo la Romania un paese produttore, è chiaro che buona parte di queste necessità sono soddisfatte dalle aziende locali che per altro va detto, negli ultimi anni hanno raggiunto davvero un buon livello qualitativo. Da quando la Romania è entrata a far parte della Comunità Europea, infatti, gode degli stessi finanziamenti di cui hanno goduto molti dei produttori italiani. Qui, però, sono stati spesi principalmente per costruire nuove cantine moderne, formare i nuovi tecnici, e dunque iniziare a produrre “in un certo modo”.
Bianchi o rossi che siano, i vini romeni sono piuttosto semplici. Morbidi, quando non addirittura leggermente dolci, e spesso caratterizzati da un uso importante di legno, con l’idea che bastino queste note “evolute” per fare di un rosso un “grande rosso”.
Ma la conoscenza del vino è, come accennato, un elemento importante nella costruzione dello “status” di un romeno. Per questo c’è mediamente una grande apertura nei confronti di ogni cosa particolare. E una voglia di coinvolgere la propria cerchia di amici e conoscenti in ogni scoperta.

Il Marchese Antinori, tra i primo produttori di vino italiano in Romania.
Il Marchese Antinori, tra i primo produttori di vino italiano in Romania.

Che concrete opportunità esistono per un’azienda italiana sul mercato romeno?

La Romania è, per tutte le cose che abbiamo detto fin ora, un chiaro mercato emergente. Per certi aspetti molto più interessante di quello cinese o quello brasiliano che invece in questi anni sono stati molto di moda. Ma, è bene chiarirlo subito, non è un mercato infinito. In altre parole nei prossimi anni ci sarà modo di importare in Romania molto vino ma non raggiungerà mai le dimensioni del mercato tedesco o americano.
Detto questo, la Romania può comunque rappresentare un mercato interessantissimo su cui investire. Specie in considerazione di queste 7 cose:

  1. Da un punto di vista climatico è molto simile all’Italia. Bucarest, tanto per capirci, si trova esattamente sullo stesso parallelo di Pavia.
  2. Nel corso degli anni sono già state individuate delle zone particolarmente vocate. L’area migliore in assoluto si chiama “Vrancea” e si trova a Nord Est della capitale. Qui hanno sede la buona parte delle aziende vinicole romene.
  3. I valori dei terreni sono ancora decisamente piĂą bassi che non in Italia.
  4. Il costo della manodopera è minore che in Italia.
  5. La burocrazia è semplificata rispetto a quella del nostro paese (bastano un paio di giorni e meno di 300 euro per aprire una società) e il regime fiscale è del 16%. Fisso!
  6. Oggi è possibile aprire un’azienda in Romania senza bisogno di cercare un socio romeno. Anche se probabilmente, per affrontare un mercato così poco conosciuto, è ancora preferibile cercare un partner locale che sappia come muoversi e come confrontarsi con gli operatori.
  7. La Romania, essendo di fatto la porta dell’Europa verso l’oriente, può anche rappresentare un importante trampolino verso la conquista dei nuovi mercati orientali. Tanto per fare un esempio, tra Cina e Romania esistono storicamente relazioni molto più profonde rispetto a quelle che legano il paese del Sol Levante con il nostro.

Non a caso giĂ  alcuni anni fa, aziende molto importanti – tra cui Antinori, Genagricola e Zonin – hanno iniziato a comprare terreni qui e a mettere a dimora nuovi vigneti.

Altri hanno invece creato delle joint-venture con aziende romene e hanno portato conoscenza ed esperienza, garantendosi una via piĂą diretta al nuovo mercato.

Una cosa è certa. In un modo o nell’altro, ormai la Romania non può essere più trascurata. Da nessuno!

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