10 cose che forse non sai sul Nero d’Avola

Nero d'Avola

Dici Nero d’Avola e pensi alla Sicilia. Quasi fosse un sinonimo della regione più vitata e vocata alla produzione di vino in Italia.

Ma come spesso accade, nonostante la sua popolarità, sono in pochi quelli che lo conoscono davvero bene.

Volete qualche spunto per intrattenere gli amici la prossima volta che vi capiterà di assaggiarlo? Eccovi 10 cose da sapere assolutamente su questo vitigno/vino.

10 cose che forse non sai sul Nero d’Avola

  1. La prima curiosità riguarda il nome. Tradizionalmente questa uva era conosciuta con il nome di “Calaulisi”. Ovviamente è impossibile risalirne con certezza alla ragione. Ma è probabile che il nome derivasse da  Cala-Aulisi che in dialetto siciliano voleva dire proprio “uva di Avola”. Sarà vero?
  2. Calaulisi non è esattamente una parola orecchiabile. Può facilmente ricordare il termine Calabrese che, guarda caso, è uno dei sinonimi del vitigno in Sicilia.
  3. Sempre parlando di tradizioni, in passato il Nero d’Avola veniva coltivato ad alberello, ossia senza essere fissato su un filare. Oggi sono rimasti in pochi a farlo così. Troppo dispendioso (e faticoso).
  4. La Sicilia è un piccolo continente e si coltiva uva un po’ dappertutto. La zona più vocata per la coltivazione del Nero d’Avola, però, è a Sud-est, tra Avola (appunto), Noto e Pachino.
  5. In passato il Nero d’Avola era considerato un vinello di poco valore o da taglio, dato che facilmente raggiungeva i 15 gradi. Con il tempo le aziende del territorio hanno iniziato a valorizzarlo dando vita a vini più rispondenti alle esigenze del mercato. E questo ci porta direttamente al punto successivo…
  6. E’ stato uno dei vini più di moda degli anni 90. Vero protagonista del successo dell’enologia siciliana di questi ultimi anni. Nel momento di massimo successo, veniva coltivato ovunque e proposto in milioni di bottiglie e varianti. Oggi, per fortuna, si è decisamente ridimensionato. Meno quantità, più qualità. Stime recenti danno il Nero d’Avola presente su 14mila ettari (sui 110mila vitati in Sicilia).
  7. Oggi, per fortuna solo in piccole quantità, si coltiva anche in California e Australia. Sembra inoltre che alcune produzioni, poco significative, si trovino anche in Turchia.
  8. Ma come dovrebbe essere un buon Nero d’Avola? Innanzitutto molto colorato, senza dubbio. Dotato di una buona acidità e struttura. Quando sono vinificati bene (oggi sempre più spesso) si tratta di vini decisamente eleganti.
  9. Strano ma vero, ancora oggi non esiste una Denominazione ad hoc per il Nero d’Avola. Ma rientra nell’uvaggio di diversi prestigiosi vini siciliani. A partire dal Cerasuolo di Vittoria, prima DOCG dell’isola.
  10. E’ un vitigno estremamente versatile. Viene vinificato in purezza ma anche scelto come base di assemblaggi interessanti. Ad esempio con il Merlot, il Cabernet Sauvignon e soprattutto con il Syrah. Più recentemente alcune aziende siciliane, sfruttando la naturale acidità del vitigno, hanno iniziato a realizzare degli interessanti Nero d’Avola spumante. Da provare…